Giovanni Ciraolo
Chi è il creatore del Progetto da cui questo sito prende il nome? Giovanni Ciraolo (Reggio Calabria 24 maggio 1873 - Roma  4-10-1954) nacque in una famiglia messinese, progressivamente trasferitasi prima del grande ...
Il Progetto
Disastri naturali e crisi umanitarie e l’incerta identità di una diplomazia umanitaria. Perché è ancora attuale il progetto dell’Unione Internazionale di Soccorso Il sisma del Giappone ha provocato migliaia di vittime ...
E’ possibile prevedere i terremoti?
Gli avvenimenti che hanno colpito l’Emilia nel maggio 2012 ripropongono un interrogativo permanente, e mai totalmente archiviato nell’opinione pubblica e nei media: si possono prevedere i terremoti?  

Disastri naturali e crisi umanitarie e l’incerta identità di una diplomazia umanitaria

Perché è ancora attuale il progetto dell’Unione Internazionale di Soccorso

Il sisma del Giappone ha provocato migliaia di vittime, danni economici e alle infrastrutture e soprattutto ha riproposto il tema dell’incertezza e della vulnerabilità dell’uomo di fronte agli eventi della natura. Questa catastrofe, in sé non prevedibile, ha evidenziato più di ogni altra precedente anche il nesso stretto tra i vari disastri naturali, come il sisma e lo tsunami, ed ha fornito la misura del limite della possibilità di crescita. Dopo Cernobyl, in Russia, il disastro alla centrale di Fukuyama ha esercitato ricadute dirette anche in Italia, nella scelta del referendum contro il ritorno al nucleare. Questa presa di coscienza collettiva ha riproposto la necessità di promuovere una discussione politica globale intorno ai modi per assicurare ai cittadini il diritto ad una protezione ambientale. Un contributo alla discussione può derivare dal ristabilimento di un rapporto corretto tra le idee del passato e la politica del presente, rintracciando le linee di un sentiero da solcare. E’ un campo di analisi che propone di individuare il legame tra due culture, quella scientifica e quella politica.

Nel primo dopoguerra del secolo scorso, ad opera e per iniziativa della diplomazia italiana, ha preso corpo il progetto, ideato e promosso daGiovanni Ciraolo, di creazione di un organismo sovra-nazionale dotato del potere di intervento umanitario a favore delle popolazioni degli Stati colpite da catastrofi naturali o politiche. Le origini del progetto sono individuabili nel modello di governo dell’emergenza post-terremoto di Reggio e Messina nel 1908, nel quale per la priva volta gli Stati cooperarono a livello globale, superando i conflitti ottocenteschi. Il Progetto Ciraolo ha costituito il momento più avanzato, non esente da utopia, del pensiero democratico wilsoniano e mazziniano che prese terreno nell’ambito della creazione di un nuovo ordine mondiale, in antitesi ai nazionalismi e finalizzato al superamento della divisione tra gli Stati. L’idea di una diplomazia umanitaria si intrecciava con il programma di Keynes di una diplomazia finanziaria.
Tra le due guerre mondiali, il Progetto Ciraolo fu accolto dalla Società delle Nazioni. Nel 1929 nacque così l’Unione Internazionale di Soccorso, in un quadro di relazioni internazionali segnato dal ritorno verso i nazionalismi e verso la preparazione di un nuovo conflitto. I risultati ottenuti con l’Unione, dunque, furono modesti anche se non trascurabili. Si posero tre diverse questioni. La prima era attinente alla riforma del sistema di relazioni diplomatiche e la determinazione del diritto-dovere di intervento umanitario collegato al riconoscimento del soccorso come diritto universale. La seconda questione all’ordine del giorno riguardava la promozione del ruolo della ricerca scientifica come strumento capace di indicare misure di prevenzione onde evitare il ripetersi delle catastrofi umanitarie. Fu lanciata a tale proposito l’idea della creazione di una mappa mondiale del rischio (1925), e si rafforzarono i piani di cooperazione tra gli scienziati. Questo fu in realtà l’unico obiettivo concreto raggiunto. Il terzo tema di discussione riguardava il progetto di dare vita ad un’assicurazione internazionale contro le catastrofi. Siamo negli anni in cui la statistica si interroga intorno ai modi di definire il campo della previsione e della probabilità di catastrofi. Questo tema va discusso nell’ambito delle società private di assicurazioni. Questo terzo obbiettivo è restato, pertanto, privo di applicazione da parte dei regimi sia democratici che totalitari.

La crisi sistemica delle Società delle Nazioni e lo scoppio della Guerra nel 1939 hanno chiuso gli spazi della diplomazia umanitaria ed hanno differito la discussione intorno al “Progetto Ciraolo” al dopoguerra e alla caduta dei totalitarismi. Nel 1944 Keynes ottenne con gli accordi di Bretton Woods la nascita di una diplomazia finanziaria che produsse un sistema di cooperazione economica e sociale e l’inizio di un processo di integrazione europea. Al contrario, il Progetto Ciraolo subì un destino diverso. Gli Stati vincitori, ed in particolare gli Stati Uniti, non ritennero necessario adottare questo approccio come parte costitutiva delle relazioni internazioni e come elemento fondamentale del sistema delle Nazioni Unite. Lo scenario della guerra fredda frenò gli entusiasmi e restrinse il margine di manovra del tipo di diplomazia auspicato dall’Unione. Né la nascita dell’Europa unita riuscì a rilanciare questo progetto, che finì per esaurire il suo peso, in quanto privato di funzioni operative e poteri.

Il principale e più originale aspetto del “Progetto”, ossia quello di costituire un sistema di assicurazione pubblico-privato dentro il nuovo sistema di welfare, a favore di tutti i cittadini, come diritto universale e non più come carità degli stati fortunati nei confronti di quelli sfavoriti, rimase sulla carta. Esperimenti concreti furono adottati su settori particolari (gli incendi, la salute) e per iniziativa di private agenzie di assicurazione (degli Stati Uniti), ma il tema non riuscì ad imporsi nella coscienza politica ed in particolare non è mai stato adottato in Italia. La discussione è stata ripresa periodicamente senza giungere ad alcuna determinazione concreta. L’unico settore dove la cooperazione internazionale ha raggiunto una effettività di intervento è stato il campo sanitario, dove la collaborazione si è posta come elemento necessario ed evidente per combattere le pandemie. Infatti, il diritto di intervento dell’organizzazione mondiale della sanità è limitato alla sfera delle diffusione delle malattie, senza veramente impegnarsi a combattere i focolai endemici di alcune malattie, come la malaria.

Nel 1965 si chiudeva nei fatti la storia dell’Unione Internazionale di Soccorso. Le competenze dell’Unione erano state riassorbite dalle Nazioni Unite, ma in realtà, al di là delle apparenze, il funzionamento della politica di aiuto umanitario e di prevenzione delle distruzioni naturali ed ambientali, è rimasta fondamentalmente nelle mani dei singoli governi, ed è stata adoperata come parte della politica estera dei singoli stati. Questa decisione fu adottata in un quadro segnato dal predominio degli Stati Uniti e in assenza di politica estera da parte dell’Europa. L’Unione Internazionale di Soccorso fu commissariata e le sue competenze furono suddivise tra diversi organismi delle Nazioni Unite e la Croce rossa Internazionale. In particolare, la sezione delle rilevazioni scientifiche è stata assorbita dall’Unesco, scindendo così l’opera di ricerca da quella della decisione politica e di definizione delle regole di prevenzione del rischio. Nessun impegno fu adottato nel progetto, ideato dalla Unione di Soccorso, di istituzione di un’assicurazione internazionale contro le catastrofi. La decisione di sopprimere l’Unione internazionale di soccorso fu la conseguenza del clima di scarso interesse se non addirittura di indifferenza verso i temi delle politiche di protezione dalle distruzioni naturali e ambientali da parte della politica della guerra fredda..

Oggi, le condizioni politiche globali sono mutate radicalmente. In primo luogo è stata sconfitta la tesi dello “scontro di civiltà”, prevalsa dopo l’11 Settembre2001, incontinuazione con la logica della guerra fredda. In secondo luogo, l’Unione Europea si trova costretta ad assumere una posizione attiva di politica estera nel quadro dei cambiamenti in corso nei rapporti internazionali. Questa necessità è emersa con il verificarsi delle più recenti catastrofi, dal terremoto di Haiti a quello dell’Aquila, nonché nella recentissima emergenza nucleare. Ma uno stesso approccio può essere adottato per la gestione delle crisi umanitarie nel Mediterraneo. Pertanto questo tema potrebbe dar luogo ad iniziative tali da fornire nuova concretezza e forza al progetto politico e diplomatico dell’UIS, liberandolo dagli elementi di astrattezza o di pura storicità.

Il contributo che si intende dare al nuovo progetto è innanzitutto quello di contribuire a riaccendere il dibattito pubblico attraverso la valorizzazione della conoscenza storica del passato. Pertanto, ci si propone di dar luogo ad un evento comune a scienziati, economisti ed esperti di relazioni internazionali che abbia come centro focale la discussione intorno al significato storico delle politiche di protezione ambientale, con il fine ultimo di analizzare la situazione attuale e rendersi capace di intervenire nel dibattito pubblico. L’obiettivo è di produrre un rapporto ambizioso intorno al tema della responsabilità politica delle democrazie per la protezione dalle catastrofi dovute a distruzioni naturali e/o dell’uomo. Chi scrive si è posto due ambiziosi obbiettivi.

In primo luogo, si propone di impostare una storia nazionale e internazionale della protezione dalle catastrofi. In secondo luogo, si tratta di verificare quali procedure possano essere attivate per rilanciare gli ideali umanitari del Progetto Ciraolo nella prospettiva della congiuntura attuale. In particolare, questo disegno potrebbe trovare sostegno dal riconoscimento delle tematiche ambientali come nuovo indicatore del benessere e delle politiche pubbliche degli stati. Questo sforzo dovrebbe: creare discussione su questo argomento e restituirgli l’attualità nel contesto delle attuali relazioni internazionali, contribuendo a sollecitare un dibattito sul rapporto tra ambiente e democrazia globale, un tema, questo, che costituisce un nodo decisivo per il futuro e riveste oggi una valenza strategica per la stabilità democratica. Il nesso tra catastrofi naturali e democrazia si declina oggi anche nel concetto di ecologia. Inoltre, il tema delle catastrofi naturali unito a quello delle catastrofi belliche potrebbe contribuire a definire il concetto di crisi umanitaria, artificialmente amputato delle tematiche ambientali nel dopoguerra.

Verso un piano di lavoro interdisciplinare

 Il Comitato promotore di questa iniziativa ha il compito di formare un gruppo di lavoro composto dagli studiosi e dagli esperti che hanno acquisito competenze in questo campo della gestione delle catastrofi.. In via preliminare, si lavora ad un progetto da tradurre ed inviare all’UNESCO. La sede provvisoria del comitato potrebbe essere universitaria o para-universitaria per garantire una promozione di una cultura dell’intervento umanitario.

Il primo obiettivo riguarda l’organizzazione di un evento internazionale di studi da tenersi a Roma in un luogo di attrazione come l’Università degli studiLa Sapienzao l’Accademia dei Lincei ovvero anche presso la sede di un organismo internazionale. Nell’iniziativa scientifica e, successivamente, politica e diplomatica, sarebbe necessario coinvolgere le istituzioni dell’Unione europea e delle Nazioni Unite, eredi, soprattutto quest’ultime, attraverso il Consiglio economico e sociale, delle funzioni dell’Unione Internazionale di Soccorso.

La direzione scientifica del convegno vedrà alcuni nomi di richiamo affiancati a studiosi ed operatori che effettivamente lavorano da tempo sulle problematiche in questione e sono disponibili ad impegnarsi nell’impresa. Vanno anche individuati degli studiosi, storici, scienziati e politologi ed economisti che possano, a loro volta, coordinare gruppi sulla complessa problematica. Hanno dato il primo impulso Simione Misiani (storico) e Giovanni Ciraolo (internazionalista), ed anche Domenico De Marco (geologo esperto di protezione dai rischi naturali) e Domenico Da Empoli (economista). Interesse è già stato dato all’iniziativa da parte di ambienti molto qualificati dell’Accademia lancisiana.